Le cose non si smaterializzano

Eccomi qui per un nuovo post a tema ecologico, questa volta per parlare di raccolta differenziata.
Da quando ho iniziato ad interessarmi all’ecologia, mi sono resa conto che buttiamo un’enormità di cose, senza nemmeno rendercene conto. Buttare è diventato un gesto automatico, a volte liberatorio (penso per esempio alle volte che ho buttato tutte quegli oggettini inutili ed insignificanti che ti vengono regalati con i punti della benzina o durante le promozioni al supermercato; oppure al cambio di stagione, alle pulizie di primavera..).

La cosa che in effetti più mi ha fatto riflettere è che oggi anche gli “investimenti” sono fatti per durare poco: il cellulare, la fotocamera, la videocamera, la tv e via dicendo. Ovvero quelle cose che un pò di anni fa desideravi per mesi, erano un obiettivo da raggiungere: poter guardare finalmente un film a casa in videocassetta, con pop corn e amici, registrare un film, ascoltare la musica in gita, non dover andare alle cabine telefoniche magari di sera, sotto la pioggia. Sognare di averle era bello. E quando finalmente le avevi erano il tuo gioiellino da trattare con cura, quello che tua madre, quando puliva camera tua, non doveva toccare!


Ma, al di là della nostalgia per i tempi andati, quelle cose duravano anni e se si rompevano si facevano riparare. Oggi se rompi una di quelle cose, ti dicono che “fai prima a comprarne una nuova” perchè, quando inizia a rompersi, non ne vale più la pena. E questi oggetti sono così accessibili che non ne sei più affezionato e allora, se si rompe, proviamone uno nuovo, almeno c’è il gusto della novità.

Non ci si ferma però a pensare che le cose che buttiamo non spariscono e basta, non si smaterializzano; restano lì, da qualche parte e – anche se non le vediamo – non significa che non ci sono più. Sono solo diventate qualcos’altro o sono finite da qualche altra parte.
E allora immagino che una borsa di plastica buttata per terra da qualcuno qui in Italia, finisca su qualche albero di Baobab in Africa, o un Happy Meal buttato da un’auto in corsa in America, finisca nel giardino del tuo vicino di casa. O nel tuo..
Così quando vedo qualcuno buttare un filtro di sigaretta dalla macchina, vorrei aprirgli la portiera e svuotargli dentro il mio contenitore per l’indifferenziata.
Le cose che produciamo o buttiamo non spariscono, si trasformano. 

In realtà, anche quando buttiamo i rifiuti nei cassonetti dell’indifferenziata, questi non spariscono,  vengono bruciati negli incenertiori, ma non spariscono e basta e si trasformano in gas, ceneri e polveri altamente nocive.

Se ci fermiamo solo un attimo a pensare a tutte le cose che ricordiamo di aver buttato nella nostra vita, moltiplicate per il numero della popolazione mondiale, possiamo facilmente intuire quanto il nostro pianeta sia pieno delle nostre cose e ancor più di quei beni che sono stati prodotti e non venduti, restando lì, senza utilizzo.

L’inceneritore viene spesso chiamato termovalorizzatore, termine che sembra essere inappropriato poiche’ il rendimento della cosiddetta valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, è inferiore al rendimento di una centrale elettrica tradizionale, e perchè l’intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riuso (raccolta differenziata, trattamento, riciclo). Ecco perchè valorizzare è meglio che bruciare.” (da Educambiente)

Effettuare la raccolta differenziata significa riutilizzare quello che già è stato prodotto, dandogli un’altra vita ed evitando così di produrre ex novo. Questo processo è fondamentale se non vogliamo davvero ritrovarci il giardino pieno dell’immondizia di qualcun altro.